La teoria del complotto

Posted: novembre 25, 2009 by Puccio in Cose mie, Fumetti
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C’è una abitudine del tutto italiana che non ho mai sopportato.
Quella che porta le persone a scaricare le responsabilità di un insucesso su “Agenti esterni”…
Hai problemi con la legge ? è colpa dei giudici comunisti che ti perseguitano.
Non riesci a laurearti ? è colpa dei professori che ti ostacolano
Non fai carriera ? è colpa del tuo capo che ti sottovaluta
La tua casa editrice non va bene come vorresti ? è colpa degli altri editori.

Soffermiamoci sull’ultimo esempio.
Se io non faccio conoscere i miei prodotti che possibilità ci sono che i lettori li scoprano casualmente ?
Certo posso sperare nel buon cuore dei negozianti e sperare che, resisi conto della bontà dell’opera la mettano in vetrina e la consiglino ai clienti… ma concretamente quante possibilità ci sono ?
Se non parlo delle mie uscite su internet (che piaccia o meno è forum e siti sono diventati il canale preferito di molti lettori per informarsi sulle uscite) come posso sperare che la mia lista delle uscite arrivi al pubblico ?
Se la cura nelle mie opere è scarsa o assente (carta da quotidiano, errori di stampa ecc) ho speranze che il mio prodotto venda bene lo stesso ?

La risposta a queste domande dovrebbe essere ovvia eppure per qualcuno non lo è.
Per qualcuno infatti è tutta colpa di altri fattori.
Del fatto di non seguire un presunto “trend” per esempio.
Un “trend” che, nella fantasia di qualcuno, non è nemmeno spontaneo ma sottilmente imposto dai membri del “giro”.
Tornando indietro di qualche mese queste stesse ipotesi (psichiatriche più che fantasiose) furono promulgate dai responsabili di uno dei peggio riusciti esempi di viral marketing che abbia mai visto.

Dire che un fumetto non vende se non è antiamericano, anticattolico o antiberlusconiano è una fesseria immane e pensare che esista un “giro” di autori ed admin di siti che impone (presumibilmente tramite sistemi subliminali di condizionamento) una sorta di decalogo su cosa “fa figo” e su cosa no non è solo folle. è offensivo verso i lettori.

Alla fine della fiera chi decide cosa compare e cosa no (e quindi cosa ha successo e cosa no) sono i lettori.
Se li dipingi come una massa di acefali che comprano solo e soltanto quello che viene suggerito da altri e che non sono in grado di liberarsi dalle influenze delle altrui opinioni non puoi lamentarti de poi non comprano ciò che pubblichi.
Buona o meno che sia l’opera che proponi hai bisogno di farla conoscere ed è una regola che vale in qualsiasi mercato, se è davvero buona venderà ed il passaparola su internet darà una spinta.
Se ti aspetti che i lettori la trovino per caso e comprino (spendendo soldi che in questo periodo sono sempre meno) basandosi sul nulla è meglio se non inizi a trattenere il fiato nell’attesa.

Se però hai la testa molto dura e i passati scarsi successi non ti hanno insegnato nulla allora è più facile trovare qualcosa o qualcuno a cui dare la colpa… del resto non sia mai che qualche “vecchia volpe” ammetta di aver fatto un errore e cambi idea.
Meglio dire che la colpa è degli autori che non vogliono più lavorare con me, o degli argomenti che io ho deciso di non trattare o dei librai che non mi mettono in vetrina.
Ma alla fine la “colpa” è solo dei lettori che non comprano… e se non comprano hanno i loro motivi che spesso sono ben diversi dal desiderio di compiacere una eterea Elite internettiana che decide cosa è valido e cosa no.

Meglio crearsi una realtà alternativa dove sono vittima di un sistema che mi odia e mi teme piuttosto che ammettere che forse il problema sta da tutt’altra parte.

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