Anche io ho una parte intollerante

Posted: febbraio 10, 2009 by Puccio in Cose mie
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Stamattina ho visto il male in faccia.
Aveva il viso di due ragazzi di forse 17 anni con le rispettive fidanzatine… sembravano usciti da un libro di stereotipi sui bulli di quartiere.
Pettinati con almeno 200g di gel a testa, vestiti firmati dalla testa ai piedi con grossi occhiali da sole a goccia e l’espressione vacua di chi nella vita ha letto solo il manuale di istruzioni del decoder di SKY (sezione “come acquistare una partita” con immagini).
A vederli sui loro motorini non facevano molta impressione… poi però hanno iniziato a parlare.

Prima hanno inneggiato a quando c’era “lui” mentre passava una signora di colore e poi, forse per lo sforzo eccessivo provocato dal citare qualcosa di diverso dalle ultime eliminazioni del GF, hanno cominciato ad urlare contro un loro coetaneo che camminava dall’altra parte della strada.
Il ragazzo che stavano insultando non era decisamente come loro.
Non magro (ma ancora lontano dall’obesità) con una giacca a vento azzurra e gli occhiali da vista: il tipo “bersaglio” facile.
La scena è durata un minuto poi ho deciso che ne avevo abbastanza.
Ho ingranato la retro (ero in auto) e ho puntato la macchina contro i loro due motorini suonando il clacson per farli spostare.
In realtà non mi bloccavano il passaggio ma volevo distrarli in modo che il loro bersaglio si potesse allontanare… e volevo anche verificare una mia vecchia teoria sugli stronzi.
Quando c’è uno più grande (ed io ho 13 anni circa più di loro) che li guarda male A VOLTE desistono.
A VOLTE è la differenza tra i bulli di cartone e quelli davvero criminali, i primi di solito si spengono subito.
Questi erano di cartone.
Si sono ammutoliti e si sono spostati.
Mentre guardavo la loro vittima alontanarsi ho pensato “vai… se non ci si aiuta tra noi nerd…”

Mentre salivo le scale del mio ufficio mi è venuto in mente quello che succedeva nel mio liceo.
Ho frequentato una scuola per ragazzi “bene” (un liceo classico) ma non è che l’ambiente, alla fine, fosse privo di quei piccoli atti di vigliaccheria e prepotenza tra studenti che oggi chiamano bullismo.
A differenza di altri istituti di peggior fama fenomeni come quelli che citavo prima assumevano caratteristiche non necessariamente violente in senso fisico ma più in senso psicologico.

I “fighi” della scuola (benedetti da un’aspetto fisico più attraente della media) si creavano il rispettivo codazzo di gregari e concubine e una volta formato il gruppo era inevitabile che iniziasse il processo di selezione delle vittime.
I bersagli dei loro sfottò (quando non dei loro cazzotti) erano gli “sfigati” della scuola che, a differenza di quello che si può credere, non erano necessariamente i “secchioni” ma semplicemente quelli più introversi o quelli che non si adeguavano alle mode del momento.
Se non andavi a ballare il sabato, se non facevi sport di gruppo, se non guardavi i telefilm del momento o se eri imbranato con le ragazze eri fuori dal giro.
E prima o poi incontravi qualcuno pronto a fartelo pesare con il più ampio pubblico possibile.

Anche quella è violenza… anche quella fa male.
Solo che allora non c’erano i cellulari con la videocamera e non c’era youtube.
L’unica occasione che avevi era sperare che ti prendessero a pugni e, con i lividi ancora freschi, andare in presidenza a chiedere giustizia.
Passavi per spione e sapevi che avresti pagato anche quello… ma sapevi che c’erano forti possibilità che i genitori dei tuoi picchiatori facessero alla loro prole quello che era stato fatto a te.
Legge del contrappasso in un certo senso.
Nel mio liceo i pestaggi erano quasi del tutto assenti, forse però i “bulli” della mia scuola avevano imparato anzitempo che il livido di un pugno passa… il ricordo di una pubblica umiliazione no.

Ringraziando il cielo non ho subito molto pur essendo estraneo al mondo dei “fighi” della mia scuola.
Mi ha salvato, anche se è brutto dirlo, l’arroganza.
Leggevo più di loro e sapevo più di loro.
Mi convinsi di essere superiore e lasciavo che parlassero ridendo dentro per ogni congiuntivo sbagliato e per ogni castroneria che usciva dalle loro bocche.
“vantatevi del vostro aspetto”, pensavo, “è l’unica cosa che avete”.

Crescendo e rivedendo alcune di quelle persone dopo anni mi sono accorto di quanto mi sbagliavo sul loro conto e di come molti di loro siano state vittime sia pure in modo diverso dai loro bersagli.
Vittime di conformismo… spesso, mi hanno detto, i loro veri interessi non erano quelli di cui parlavano in pubblico ma si adattavano alla corrente pur di spiccare nella massa.
9 volte su 10 lo facevano per farsi notare dalle ragazze.

Alcune di loro però erano autenticamente stupidi e autenticamente cattivi ed il tempo non li ha cambiati.
Non credo che cambieranno nemmeno quando saranno padri o madri di famiglia… pare sia scritto nel loro DNA.

“La mia parte intollerante” di Caparezza descrive la situazione molto meglio di come posso aver fatto io.
Quando avrò un figlio mi preoccuperò di fargliela ascoltare in modo che capisca, se io non riuscirò a spiegarlo come si deve, che ci tenterà di umiliarlo non è ne “forte” ne “figo” ma solo uno stupido che cerca nel consenso degli altri l’accettazione di se.

Commenti
  1. Mr. Nick™ scrive:

    Era questo l’intervento per il quale mi complimentavo con te alla pausa sigaretta l’altro giorno.

    Quoto tutto in pieno.

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